Supply chain alimentare: le sfide e i trend da conoscere

Supply chain alimentare: le sfide e i trend da conoscere

Se c’è una parola chiave che emerge evidente tra i trend del 2021, e che le aziende della supply chain alimentare devono tenere presente, è ‘trasparenza’, un’esigenza sentita come sempre più urgente dal consumatore, e oggi ancora di più a causa dell’emergenza provocata da Covid 19.

 

Tutti i rapporti e le ricerche di mercato pubblicati nella seconda metà del 2020 vanno nella stessa direzione: oltre alla tracciabilità, in nome della trasparenza, altre parole chiave sono sostenibilità, sicurezza, green. Sono concetti che, fra l’altro, seguono le richieste dell’Unione Europea con la strategia ‘Farm to Fork’.

 

Supply chain alimentare: trasparenza ed efficienza al centro

 

Qualche dato: secondo l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, edizione 2020, che ha monitorato 115mila prodotti in supermercati e ipermercati, quasi il 21% comunica in etichetta la sostenibilità. I green rappresentano il 24% circa delle vendite con un +5,5% fra giugno 2019 e giugno 2020. E la sicurezza alimentare? Il 60% delle persone nel mondo è preoccupato della sicurezza di ciò che mangia, il 51% della sicurezza dell’acqua che beve, è ciò che rivelano i risultati dell’ultima ricerca commissionata dalla World Risk Poll della Lloyd’s Register Foundation che ha coinvolto 142 paesi per 150mila interviste.

 

Da un lato quindi, fra i trend cui la supply chain alimentare dovrebbe guardare, ci sono le parole chiave sopra citate per il consumatore, dall’altro è innegabile che la pandemia globale da Covid 19 abbia impresso, nel 2020, un’accelerazione ai processi di automazione nella logistica che erano già in atto. Le catene di approvvigionamento e distribuzione hanno dovuto trasformarsi per rispondere a una domanda di beni alimentari che è lievitata. La sfida oggi resta, è necessario accelerare i processi decisionali, gestire una enorme quantità di dati, automatizzare i processi mantenendo allo stesso tempo traccia del percorso dei prodotti dalla produzione in campo, fino all’acquisto da parte del consumatore.

 

La richiesta di trasparenza alla supply chain alimentare da parte del consumatore si riflette inevitabilmente su quelle di chi è responsabile degli acquisti, nell’HoReCa o nella GDO: l’Osservatorio TuttoFood, indagine 2020, che ha interpellato buyer selezionati fra le più importanti catene internazionali della GDO, conferma che è fondamentale oggi supportare i consumatori nella loro esigenza di fare scelte consapevoli.

 

Le tecnologie a supporto della supply chain alimentare del 2021

 

Tutti concordi, dunque. La tracciabilità gioca un ruolo centrale e altrettanto importante è essere performanti per quanto riguarda la logistica. Fortunatamente, ci sono diverse tecnologie che si stanno affermando per rispondere a queste esigenze.

 

La tecnologia blockchain ha il vantaggio dell’immodificabilità del dato, una volta inserito. I dati sono quindi non manipolabili. Ancora più interessante, in ottica anche di condivisione dei dati all’interno della filiera, è coniugare la blockchain all’IoT. I dati confluiscono così direttamente da sensori o da tecnologia Rfid (radio frequency identification), per esempio, e si evita l’errore, anche involontario, di trascrizione di un dato da parte di un operatore.

 

Per governare invece magazzini sempre più complessi, a livello di GDO, i Big Data possono venire in aiuto. Valorizzando dati di inventario, tramite tecnologie di Intelligenza Artificiale, è possibile, usando algoritmi, prevedere il rischio di andare out-of-stock e quindi evitare di deludere i clienti.

 

Supply chain alimentare: tutti i vantaggi della blockchain

 

Una supply chain alimentare che faccia perno sulla blockchain offre innumerevoli vantaggi a tutti gli operatori della catena: oltre all’evidente leva di marketing, si riesce ad essere tempestivi qualora ci fosse la necessità di richiamare un prodotto; si possono controllare i prodotti in tutte le fasi produttive e di trasporto, per esempio si possono registrare parametri relativi alla produzione di formaggi o alle temperature di trasporto di beni che necessitano di una catena del freddo controllata; si ha subito evidenza dell’aderenza o meno a una normativa; si rende più agevole il controllo, in fase di audit, per le certificazioni. Da considerare poi l’aiuto nella difesa da frodi alimentari di prodotti DOP, IGP e STG. I prodotti a denominazione d’origine sono la forza dell’agroalimentare italiano. Secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita, su dati 2019, contribuiscono infatti per il 19% al fatturato dell’agroalimentare.

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