I data center non sono solo infrastrutture digitali: sono attori attivi nella transizione energetica delle città. È questo il messaggio al centro della visita tecnica e di networking organizzata dalla Filiera Energy Sustainable Global Chain di Assolombarda – che riunisce le realtà coinvolte nella produzione di energia elettrica, petrolio e gas – presso la centrale di cogenerazione A2A di Brescia e il sistema di recupero di calore da Data Center realizzato con la tecnologia di Qarnot.
A rappresentare A2A Smart City hanno partecipato Maurizio Pajoro (Responsabile Sales & Customer Service), Michele Rota (Responsabile sviluppo Teleriscaldamento, A2A Calore & Servizi) e Jacopo Cosso (Responsabile struttura Data Center A2A): tre prospettive complementari – tecnologia digitale, infrastruttura energetica e gestione dei data center – che insieme raccontano come la convergenza tra digitale ed energia stia ridisegnando il ruolo delle infrastrutture urbane.
Un data center che scalda la città
Al centro della visita c’è un caso concreto e significativo: il primo data center in Italia con raffreddamento a liquido collegato a una rete di teleriscaldamento cittadino, inaugurato nella centrale Lamarmora di Brescia nel giugno 2025.
Grazie alla tecnologia di Qarnot, il calore generato dai processi di elaborazione dati viene recuperato a temperature fino a 65 °C – sufficientemente elevate da essere immesse direttamente nella rete di teleriscaldamento senza necessità di ulteriori trasformazioni. Il risultato: un’infrastruttura digitale che non disperde energia, ma la restituisce al territorio sotto forma di calore utile per riscaldare edifici e produrre acqua calda sanitaria.

I numeri del progetto a regime parlano da soli:
16 GWh l’anno di calore pulito prodotto
Fabbisogno termico coperto per circa 1.350 appartamenti
3.500 tonnellate di CO₂ evitate ogni anno, equivalenti all’anidride carbonica assorbita da oltre 22.000 alberi
Da infrastruttura energivora ad asset per la decarbonizzazione urbana
Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, entro il 2030 il fabbisogno elettrico globale dei data center raddoppierà rispetto al 2024, raggiungendo i 945 TWh annui. Una crescita trainata dall’espansione dell’Intelligenza Artificiale e dei servizi cloud che impone una riflessione urgente: come rendere sostenibile questa infrastruttura?
La risposta del modello bresciano è chiara: integrare i data center nei sistemi energetici urbani fin dalla fase di progettazione, trasformando il calore di scarto da problema in risorsa. La rete di teleriscaldamento di Brescia – oltre 684 km di condotte, 22.000 clienti allacciati e già oltre l’80% del calore prodotto da fonti non fossili – diventa così il punto di convergenza tra digitale e decarbonizzazione.
Il ruolo di A2A Smart City nella convergenza tra digitale ed energia
Per A2A Smart City, la visita Assolombarda non è stata solo un’occasione di networking, ma un’opportunità per raccontare come la propria visione di infrastruttura digitale si inserisca in questo modello.
La gestione di reti di connettività, piattaforme dati, sistemi IoT e smart metering genera competenze trasversali che oggi trovano un campo di applicazione naturale proprio nell’integrazione tra data center e sistemi energetici. Monitorare in tempo reale la domanda di calore, ottimizzare i carichi computazionali in funzione dell’efficienza termica, gestire la continuità operativa delle infrastrutture critiche: sono tutti ambiti in cui le competenze di data management, connettività e cybersecurity di A2A Smart City diventano rilevanti anche per il governo delle infrastrutture energetiche del territorio.
Un modello replicabile per le città italiane
Il progetto Brescia-Qarnot di gruppo A2A è pensato per crescere: è già in fase di progettazione un secondo step che prevede l’installazione dei server nell’ex deposito del carbone della centrale Lamarmora, beneficiario di un finanziamento europeo. Ma il messaggio più importante è la replicabilità del modello: in Lombardia, considerando i progetti in pipeline, si stima che il recupero di calore dai data center potrebbe contribuire a riscaldare fino a 150.000 appartamenti.
La visita organizzata da Assolombarda ha dimostrato che la conversazione tra energy company, tech company e industria è già aperta. Il passo successivo è trasformare questa convergenza in standard di progettazione per le infrastrutture digitali del futuro: data center pensati come nodi energetici attivi, integrati nelle reti cittadine e capaci di contribuire concretamente alla neutralità climatica.
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