
Ogni volta che un cittadino consulta un servizio online, che un sensore invia una misura o che una telecamera trasmette un flusso video, da qualche parte c’è un data center che elabora quei dati.
Nella smart city, questi nervi centrali diventano ancora più importanti perché ospitano piattaforme critiche per energia, ambiente, mobilità, sicurezza e gestione dei rifiuti.
Se il data center non regge, non è solo un sito web a essere irraggiungibile: possono fermarsi sistemi di controllo, portali per i cittadini, servizi operativi che lavorano 24/7. A livello globale i data center assorbono già circa l’1,5% dei consumi elettrici mondiali e secondo le stime internazionali la loro domanda potrebbe più che raddoppiare entro il 2030, arrivando intorno ai 945 TWh all’anno.
I data center di nuova generazione sono progettati con una doppia attenzione: efficienza energetica e continuità del servizio. Dal lato energetico, un data center tradizionale può avere un PUE (Power Usage Effectiveness) intorno a 1,7–2,0, mentre strutture ottimizzate puntano a valori prossimi a 1,2–1,3, riducendo del 30–40% l’energia spesa per funzioni non IT (raffrescamento, perdite, ausiliari). La crescita della domanda di calcolo, trainata anche dall’intelligenza artificiale e dall’analisi in tempo reale dei dati urbani, rende ancora più strategico progettare data center efficienti e integrati nei sistemi energetici locali. I server dedicati all’IA generativa consumano infatti molta più energia e generano quantità di calore significativamente superiori rispetto ai server tradizionali: l’avvento dell’Intelligenza Artificiale accelera ulteriormente questa necessità tecnica, anche per via dell’elevata densità termica dei nuovi chip. In alcuni progetti europei e italiani il calore di scarto non viene più disperso in atmosfera, ma recuperato e immesso nelle reti di teleriscaldamento: sistemi di raffreddamento a liquido permettono di prelevare calore a circa 65 °C, sufficiente per alimentare direttamente una rete urbana senza ulteriori trasformazioni.
Queste soluzioni, specie quando basate su circuiti chiusi, non solo migliorano l’efficienza energetica ma riducono drasticamente anche il consumo idrico rispetto ai sistemi tradizionali evaporativi, incidendo positivamente sull’indicatore WUE (Water Usage Effectiveness): il recupero termico, quindi, non solo genera valore energetico, ma abbatte in modo significativo l’impronta idrica del data center. In questo modo una quota significativa – in contesti favorevoli, anche superiore al 50% – dell’energia termica generata dai server può essere riutilizzata per riscaldare edifici e produrre acqua calda sanitaria, trasformando il data center da centro di costo energetico a attore positivo della transizione.
Un grande progetto italiano di questo tipo, in una città del Nord, mostra bene l’ordine di grandezza: a regime il sistema di recupero di calore da data center è dimensionato per produrre 16 GWh di calore pulito all’anno, sufficienti a coprire il fabbisogno termico di circa 1.350 appartamenti e ad evitare l’emissione di 3.500 tonnellate di CO₂ ogni anno, equivalenti all’assorbimento di oltre 22.000 alberi. Il tutto innestato in una rete di teleriscaldamento cittadino che supera i 680 km di condotte, serve circa 22.000 clienti (pari a oltre 170.000 appartamenti equivalenti) e già oggi produce più dell’80% del calore da fonti non fossili. È un esempio concreto di come integrare data center e sistemi energetici urbani possa contribuire non solo all’efficienza locale, ma anche agli obiettivi di decarbonizzazione.
Dal lato continuità del servizio, queste infrastrutture lavorano con architetture ridondate su alimentazione, gruppi di continuità, linee di rete e componenti critici, spesso secondo standard paragonabili alle classi Tier III/Tier IV, che puntano a livelli di disponibilità superiori al 99,98–99,99% su base annua. In pratica, i minuti di indisponibilità attesa in un anno si misurano nell’ordine delle poche ore – se non dei minuti – a fronte di migliaia di ore in cui le piattaforme restano operative. Per chi gestisce servizi pubblici questa affidabilità fa la differenza tra un disservizio episodico e un blocco che compromette la fiducia di cittadini e imprese.
Per utility e aziende del territorio, un data center locale ben progettato significa poter ospitare applicazioni mission critical senza dipendere completamente da strutture lontane, magari poco integrate con il contesto energetico e regolatorio locale. Si riducono le latenze, si controllano meglio i flussi, si può scegliere un modello ibrido in cui alcune funzioni restano in loco e altre vanno in cloud. Per la PA, significa poter dialogare con un interlocutore vicino, sapere dove stanno fisicamente i dati più sensibili e integrare queste infrastrutture nei piani di sviluppo energetico e digitale del territorio. In un’ottica di smart city, il data center diventa quindi un hub territoriale: ospita le piattaforme dati, si collega alle reti in fibra e alle dorsali elettriche, supporta sperimentazioni di intelligenza artificiale al servizio della città e, quando integrato a una rete di teleriscaldamento, contribuisce in modo diretto alla riduzione delle emissioni.
Accanto ai grandi impianti centralizzati, questo modello si arricchisce di piccoli “Edge Data Center” distribuiti sul territorio, fondamentali per elaborare in tempo reale i dati provenienti da telecamere e sensori IoT stradali, garantendo latenze estremamente ridotte.
L’esperienza maturata in questa città del Nord Italia mostra anche che il modello è scalabile. Sulla base dei progetti già in pipeline, la combinazione tra data center a recupero di calore e grandi reti di teleriscaldamento potrebbe consentire, a livello regionale, di coprire il fabbisogno termico di fino a 150.000 appartamenti nei prossimi anni, trasformando quello che oggi è visto come un settore energivoro in un alleato concreto della decarbonizzazione urbana. Per un operatore come A2A Smart City, questo approccio rappresenta un elemento distintivo: integrare connettività, piattaforme dati, IoT, smart metering e gestione energetica in un unico modello, capace di generare valore sia digitale sia ambientale per il territorio governando in maniera intelligente dei flussi energetici che attraversano la città. metering, mettendole al servizio non solo del digitale ma anche del governo intelligente dei flussi energetici che attraversano la città.
